Tiny

di e con  Annamaria Ajmone

musiche  Marcello Gori

disegno luci  Giulia Pastore

consulenza artistica  Maria Giovanna Cicciari

costume  Caned Icoda

organizzazione e cura  Giulia Basaglia

produzione Cab 008

Indecifrabile, sfuggente è la natura di ciò che è già stato. Se guardiamo il passato, se cerchiamo di recuperarlo, ci sembra allora di perdere la vita; se guardiamo la vita, scopriamo il passato. Ciò che è passato da un istante, o da un millennio è identicamente perduto "

Giorgio Colli

 

**english version below

 

In Tiny esploro il mio corpo come un archivio popolato da memorie personali e culturali, fantasie, forze invisibili, echi lontani, suoni, odori, immagini. Individuo e seleziono tracce di me, attraverso le quali viene vissuto e costruito lo spazio da abitare. Il processo di metamorfosi interiore si confonde con quello esteriore, contamina lo spazio in un continuo gioco di risonanza.

Tiny è una ricerca sulle zone-limite, dove non esiste una vera separazione tra universo esterno e contenuti interiori, poiché l’Io non è mai isolato da ciò che lo circonda, ma si definisce a partire dalle sue relazioni e grazie ad esse impara a conoscere.

L’idea di Tiny nasce in seno ad un progetto di ricerca iniziato nel 2013 con la filmaker Maria Giovanna Cicciari, il cui scopo era indagare la relazione tra l’immagine in movimento e la danza. Il lavoro si è sviluppato in maniera totalmente libera, alternando sessioni di lavoro al chiuso ad altre all’aperto. Da questi continui passaggi è nata l’esigenza di approfondire le relazioni, gli scambi, e le trasformazioni che esistono, sia a livello temporale che spaziale, tra mondo interiore ed esteriore.

Tiny riflette su come l'essere umano esista nel mondo abitando lo spazio. Dove abitare assume il significato di abbracciare, percorrere, stare, soggiornare presso le cose. Lo spazio non sta di fronte a noi, non è altro dall'uomo.

L’abitare nasce qui dal pensiero, un pensiero non astratto ma perfettamente connesso al proprio sentire, un pensiero “sensibile” che nasce e si alimenta dal desiderio istintivo di riconnettersi con l’essenza stessa delle cose.

** With Tiny I explore my body as an archive filled of personal and cultural memories, phantasies, invisible forces, distant echoes, sounds, scents and images. I identify and select traces of myself through which the space to inhabit is experienced and constructed. The internal process of transmutation is confused with the external one, it contaminates space in an eternal game of resonance.

Tiny is a research into limit-areas where, given how the ego is never isolated from what surrounds it, there is no true separation between the external universe and internal content. On the contrary, the ego is actually defined by its internal/external relations and thanks to them, it learns how to comprehend.

The idea for Tiny started within the research project “Radura” which began in 2013 with the filmmaker Maria Giovanna Cicciari with the purpose of investigating the relation between moving image and dance.

The project has developed in a totally free manner, switching from indoor to outdoor working sessions. From these conditions the need came about to create a show that could elaborate upon the relations and exchanges that exist between the inside and the outside world, both temporally and spatially.

Tiny reflects on how the human being exists in the world by inhabiting a space. To inhabit, takes on the meaning of embracing, traversing, dwelling and staying among things. Space is not before us, it is not something other than us. Inhabiting is not here born from something abstract but from a thought that is perfectly connected to one’s feeling, a “sensitive” thinking that originates and is nurtured by the instinctive desire to reconnect with the essence of things.

© Paolo Porto