Mash

di e con Annamaria Ajmone e Marcela Santander Corvalán

ricerca sonora e mix Federica Zamboni

disegno luci e direzione tecnica Giulia Pastore

La tradizione letteraria e artistica dell’umanità dovrebbe essere utilizzata

ai fini della propaganda partigiana […] Ogni elemento, non importa la provenienza,

può servire a creare nuove combinazioni […] Tutto può servire. Non c’è bisogno

di dire che si può non soltanto correggere un’opera o integrare frammenti diversi di

vecchie opere in una nuova; si può anche alterare il senso di questi frammenti e

modificare a piacimento ciò che gli imbecilli si ostinano a definire citazioni”

Guy Debord

 

**english version below

 

Con il termine MashUp, in ambito musicale si indica una composizione realizzata miscelando fra loro due o più samples, in modo libero, attraverso l’appropriazione e la manipolazione degli elementi. MASH applica, in parte, lo stesso processo nel territorio coreografico, per creare una nuova dimensione relazionale ibrida, dinamica, in cui nessuna delle due parti si cancella, anzi gli scambi tra di esse sono continui.

 

Il cabaret di inizio ’900, le prime performance shock rock anni ’60, i format televisivi e gli insospettabili tutorial di danza ante litteram dei primi anni ’90 – riferimenti di provenienza geografica e di genere diversi – costituiscono il mondo da cui abbiamo attinto per realizzare un archivio visivo e concettuale comune, dove tutto è stato mescolato.

Contaminazione è la parola chiave: l’attenzione non si focalizza sullo studio filologico o sulla riproduzioni dei materiali messi in campo, ma sulla dinamica che scatta quando i frammenti si concatenano tra loro generando qualcosa di totalmente nuovo, ricco di significati inediti.

La scena che abitiamo, in costante mutazione, diventa così un luogo di coesistenza che ci appartiene e al contempo ci disorienta, costringendoci ad acclimatarci senza sosta.

La continua dinamica di scambio alla base della performance, una sorta di processo di traduzione simultanea l’una dell’altra, nel suo essere centrifuga separa ciò che si rivela superfluo- e che viene eliminato- dai segni, dai gesti e dalle espressioni inscritte indelebilmente nel nostro alfabeto corporeo.

Nasce così un’interforma, composta da una commistione di linguaggi dei quali ciascuna è portatrice, linguaggi che non hanno bisogno di affermarsi, ma, al contrario, nel non imporsi creano i presupposti per accogliere e tradurre l'altro, unica possibilità per generare un incontro vero.

** A mash up, in music, is a track that’s been created by freely mixing two or more samples, through the appropriation and manipulation of the elements. MASH partly adopts the same principle in the choreographic area, in order to create a new relational dimension, both hybrid and dynamic, where neither of the parts is deleted and exchanges, on contrary, are the continuous.

The cabaret of the early 19 hundreds, the first shock rock performances from the ‘60s, TV programs and dance tutorials from the early ‘90s, unsuspected and well ahead of their time, these are references of varied genre and geographical provenance that make up the universe from which we have drawn to realise a common archive, both visual and conceptual, where everything has been mashed.

The key word here is contamination: the focus is not on philological study or on the reproduction of the materials that are put in place but on the dynamic unleashed when the fragments connect to one another and generate something completely new, full of original meaning.

The scene which we inhabit, in constant mutation, becomes the sight of coexistence to which we belong but by which we are also disoriented, that forces us towards an endless process of acclimatisation.

An unbroken dynamics of exchange is the baseline of the performance, a simultaneous translation of one another. The accelerated spinning of this mutual translation separates what has become superfluous from the signs, gestures and expressions that are indelibly inscribed in our physical alphabet.

An inter-form is thus generated, composed of mixture of languages of which both of us are the heralds. These languages need not assert themselves and, on the contrary, by not imposing they create the conditions to accept and translate the other, as the only opportunity for a true encounter.

produzione

CAB008 & Fabrik Cassiopée

in collaborazione con

Le Quartz / Scène nationale de Brest e Danae Festival

con il sostegno di

Armunia / Festival Inequilibrio / Centro di residenza

MosaicoDanza / Interplay Festival

Fondazione Piemonte dal Vivo

Residenza NaoCrea / Ariella Vidach-Aiep

Residenza Graner/Mercat de les flors

Mibact e Regione Toscana

 

Progetto DE.MO./Movin’up II sessione 2016 a cura del Ministero dei Beni e delle Attivita’ Culturali e del Turismo

_ Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane _ Direzione Generale Spettacolo

e GAI - Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani

soundtracks

soundcloud.com/missinred

press

*Happy face, sad face, angry face - DOMUS, Jacopo Miliani, 8 novembre 2017

*Contemporanea Mash Up - Brambilla Principessa, 26 Settembre 2017