Mash
annamaria ajmone
MASH

Con il termine MashUp, in ambito musicale si indica una composizione realizzata miscelando fra loro due o più samples, in modo libero, attraverso l’appropriazione e la manipolazione degli elementi. Mash applica, in parte, lo stesso processo nel territorio coreografico, per creare una nuova dimensione relazionale ibrida, dinamica, in cui nessuna delle due parti si cancella, anzi gli scambi tra di esse sono continui.

Contaminazione è la parola chiave: l’attenzione non si focalizza sullo studio filologico o sulla riproduzioni dei materiali messi in campo, ma sulla dinamica che scatta quando i frammenti si concatenano tra loro generando qualcosa di totalmente nuovo, ricco di significati inediti.

La scena che abitiamo, in costante mutazione, diventa così un luogo di coesistenza che ci appartiene e al contempo ci disorienta, costringendoci ad acclimatarci senza sosta. La continua dinamica di scambio alla base della performance, una sorta di processo di traduzione simultanea l’una dell’altra, nel suo essere centrifuga separa ciò che si rivela superfluo – e che viene eliminato – dai segni, dai gesti e dalle espressioni inscritte indelebilmente nel nostro alfabeto corporeo.

Nasce così un’interforma, composta da una commistione di linguaggi dei quali ciascuna è portatrice, linguaggi che non hanno bisogno di affermarsi, ma, al contrario, nel non imporsi creano i presupposti per accogliere e tradurre l'altro, unica possibilità per generare un incontro vero.

Produzione Cab 008 & Fabrik Cassiopée.
In collaborazione con Le Quartz / Scène nationale de Brest e Danae Festival con il sostegno di Armunia / Festival Inequilibrio / Centro di residenza, MosaicoDanza / Interplay Festival e Fondazione Piemonte dal Vivo, Residenza NaoCrea / Ariella Vidach-Aiep, Residenza Graner / Mercat de les flors.
Con il sostegno di MiBACT e Regione Toscana. Progetto DE.MO. / Movin’up II sessione 2016 a cura di MiBACT / Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane / Direzione Generale Spettacoloe GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani.

Di e con
Annamaria Ajmone
& Marcela Santander Corvalán

Ricerca sonora e mix
Federica Zamboni

Luci e direzione tecnica
Giulia Pastore

Il cabaret di inizio ’900, le prime performance shock rock anni ’60, i format televisivi e gli insospettabili tutorial di danza ante litteram dei primi anni ’90 – riferimenti di provenienza geografica e di genere diversi – costituiscono il mondo da cui abbiamo attinto per realizzare un archivio visivo e concettuale comune, dove tutto è stato mescolato.

“La tradizione letteraria e artistica dell’umanità dovrebbe essere utilizzataai fini della propaganda partigiana … Ogni elemento, non importa la provenienza,può servire a creare nuove combinazioni … Tutto può servire. Non c’è bisognodi dire che si può non soltanto correggere un’opera o integrare frammenti diversi divecchie opere in una nuova; si può anche alterare il senso di questi frammenti emodificare a piacimento ciò che gli imbecilli si ostinano a definire citazioni.”

Guy Debord, “Metodi di Detournement”

STAMPA

"Happy face, sad face, angry face"
Jacopo Miliani
Domus (2017)

“Contemporanea Mash Up”
Brambilla Principessa (2017)