Antala

di Annamaria Ajmone

cura e organizzazione Giulia Basaglia

costume Lucia Gallone

consulenza musicale Simone Bertuzzi

produzione Cab 008

 

co-produzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

in collaborazione con Musei Civici di Reggio Emilia

con il sostegno di Regione Toscana e MIBACT

29 ottobre 2016, Palazzo dei Musei, Festival Aperto, Reggio Emilia

Dieci anni fa mi trovavo ad Damshapur, nello stato di Orissa, dove un collega mi raccontò delle strane proprietà di una pianta, l'Antala Ichsinensis, che cresceva su i pendii del monte Tanduba. I pastori che in quella regione fanno pascolare le loro caprette nere ne colgono le foglie per masticarle. Un giorno chiesi ad uno di essi: “perché mastichi quella foglia?” Egli mi rispose: “Perchè quando chiudo gli occhi mi sembra di diventare uno specchio; e dentro lo specchio vedo me stesso rovesciato.” Allora provai anch'io e dopo pochi minuti mi vidi seduto davanti a me stesso come un vecchio amico che era venuto a farmi visita.

                                                                                                                              Leo Lionni

                                                                                                              La botanica parallela

 

 

Descrivere realisticamente una dimensione fantastica è uno dei modi possibili o forse l'unico, per parlare davvero del mondo. L'innata e istintiva tensione dell'uomo verso l'innafferabile e il multiforme e il suo desiderio di coglierli cedono infatti di fronte all'inesausto differenziarsi degli elementi.

 

Antala nasce e si sviluppa in seguito ad un breve periodo di residenza, presso le sale del primo piano dei Musei Civici di Reggio Emilia.

 

Il corpo si espone, diviene e costantemente muta. L'articolazione del movimento, avviene direttamente in scena, costruendo un discorso, che attraverso le suggestioni ricevute, rielabora, trasforma e amplifica spazi interni ed esterni a sé. Il primo piano dei musei civici di Reggio Emilia, diventa uno spazio e un tempo d'incontro, in cui si alterano i contorni, i limiti e i confini.

 

Il costume, pensato e realizzato da Lucia Gallone, è composto da immagini prese da antichi erbari e bestiari stampati su tessuto.

 

 

Nella sala dei Marmi viene riprodotto integralmente l'ep di Don't Dj , Authentic Exoticism, (esotismo autentico).

 

Antala, è una tappa del progetto Pratiche di abitazione temporanea, serie di azioni costruite e vissute in spazi non convenzionali. Venezia, Milano, Firenze, Parigi e Los Angeles sono le città che hanno ospitato 5 differenti azioni coreografiche in spazi vissuti e definiti in quanto dimore, soggiorni, ripari, ma non necessariamente case.

**To realistically describe a fantastical dimension is perhaps the only way to truly talk about the world. The innate and instinctive tension that humans feel towards what is elusive and multifaceted and their desire to understand such things, necessarily give in when confronted with the untiring changing of the elements.

Humans feel an innate and instinctive tension towards all things elusive and multifaceted. But this tension is forced to give in when confronted with the untiring changing of the elements.

Antala was born and developed after a brief residence at the rooms of the first floor of the Civic Museum of Reggio Emilia.

The body displays itself, becomes and constantly mutates. The articulation of movement happens directly on the set, constructing a discourse, which trough power of suggestion re-elaborates, transforms and amplifies spaces which are internal and external to itself. The first floor of the Civic Museum of Reggio Emilia becomes a meeting-space and meeting-time in which contours, limits and borders are interchanged.

The costume, conceived and created by Lucia Gallone, is made of pictures taken from ancient bestiaries and herbal books and printed on fabric.

Don’t Dj’s ep, Authentic Exoticism, is reproduced in its entirety in the Marble Hall

Press

**A rovescio, nello specchio della natura: la danza creatrice di Annamaria Ajmone, Corriere di Bologna, di Massimo Marino